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Perchè i risparmiatori non sanno risparmiare

risparmio maialino rotto

Stupisce lo stupore per gli esiti della recente indagine Consob sul risparmio degli italiani, di cui abbiamo dato conto qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-09-13/consob-solo-4-italiani-10-hanno-know-how-investire–111020.shtml?uuid=ADy4nYJB

Schiacchiati ansiosamente sul presente, dopo l’avvio della crisi del 2007 i risparmiatori non riescono a prendere posizione in modo coerente per le proprie necessità e restano abbacinati dagli strumenti di liquidità a breve termine, mettendo così a rischio il proprio futuro: la pensione, innanzitutto, ma anche gli impegni di medio termine, come la pianificazione a 5/10 anni di un piano di studi per i figli (master o università) che, lo ricordiamo, rappresenta l’investimento più remunerativo in assoluto. Sbrigativamente si potrebbe definire emotività, ma c’è di più, come sanno i lettori di questo blog: dai condizionamenti da parte del lato offerta del sistema finanziario (il budget che le reti devono raggiungere), ai trigger mentali di cui si occupa da decenni la finanza comportamentale e di cui scrivo da anni su Plus24 nella rubrica “Soldi in testa”,  fino alla disattenzione del legislatore sulla materia.

Anche per questo si riduce solo a uno slogan la petizione di principio che invoca l’utilizzo del risparmio privato o previdenziale come supporto per la crescita dell’economia reale del paese. Un’ipotesi che trova molti sostenitori ma pochi “ingegneri finanziari”, capaci cioè di ideare gli strumenti idonei per mettere insieme le esigenze previdenziali di Casse e fondi pensione e quelle di indirizzare i flussi finanziari all’economia reale. Ma quale economia reale, poi? Infrastrutture, manifattura, ricerca e sviluppo, agricoltura, sono settori ben diversi che contribuiscono in modo differente alla formazione del Pil – e con tassi in questa fase molto diversi tra loro. In attesa che il vento cambi, il risparmiatore italiano – ma anche quello istituzionale – è lasciato solo: con i suoi limiti e le sue debolezze. I livelli di educazione finanziaria dei risparmiatori del BelPaese sono notoriamente insufficienti e una legge di riordino della materia è ancora in fase evolutiva (si spera nell’approvazione entro fine anno). Ma al di là di qualche positivo caso isolato da parte delle Authority, chi fa davvero educazione finanziaria in Italia? lo spiego qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-09-13/se-educazione-finanziaria-fanno-etruria-e-madoff-parioli-193624.shtml?uuid=ADF27rJB&fromSearch

Di questo mi occupo da ormai molti anni e conto di proseguire ancora per altrettanti.

Nel frattempo, mandatemi le Vostre opinioni a riguardo.