Si chiama avversione al rischio ed è una sindrome che colpisce lo stomaco di chi investe sui mercati finanziari in questo periodo o affida i propri contributi a un fondo pensione. I sintomi sono ben noti: una tendenza quasi irrefrenabile a fuggire dall’equity e affidarsi all’obbligazionario, possibilmente a breve termine, o alle garanzie assicurative. È quanto si riscontra negli ultimi mesi anche nei fondi negoziali, dove la quota di aderenti che prediligono i comparti garantiti sono in crescita: dal 14,5% del giugno scorso al 17,5% di fine 2008. Nati per gestire i contributi dei silenti, di chi cioè non sceglie esplicitamente di iscriversi a un fondo pensione, i comparti garantiti hanno progressivamente conquistato cuore e portafoglio dei lavoratori. La crisi finanziaria ci ha messo del suo, ma l’abbinamento tradizionale sicurezza-pensioni ha evidentemente fatto premio soprattutto in settori come quello delle cooperative (Cooperlavoro), del commercio (Fon.Te) o in Posta(FondoPoste).
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